L’introduzione dell’opera italiana in Cina

– di XIAN Tao, ZHAN Siqi, Università degli Studi Esteri del Guangdong – 

Nel 1540, Papa Paolo III, volendo evangelizzare l’Oriente, autorizzò i gesuiti a compiere attività missionarie in Asia e in altri luoghi. Nel 1582 Matteo Ricci (1552-1610) giunse a Macao per ordine di Alessandro Valignano (1539-1606), l’Ispettore della Compagnia di Gesù per l’Estremo Oriente, per poi entrare nella Cina continentale dalla provincia del Guangdong; questi, arrivato a Zhaoqing, Shaozhou, Nanchang, Nanjing, Pechino ecc., visse in Cina per 28 anni.[1] Egli riuscì non solo ad aprire la porta al lavoro missionario in Cina, ma anche a presentare uno strumento musicale occidentale, il clavicembalo, come dono all’allora Imperatore Shenzong durante il periodo Wanli della dinastia Ming.

Questo antico strumento musicale occidentale è registrato nel volume Analisi della Musica (Yue Kao乐考 in cinese) de Il Seguito di Analisi Completa delle Fonti Storiche e dei Documenti (Xu Wenxian Tongkao续文献通考 in cinese): 

Al ventottesimo anno del periodo Wanli[2], Matteo Ricci dall’Oceano occidentale presentò lo strumento musicale del suo paese. Ricci proveniva dall’Occidente, e disse di essere arrivato dopo un lungo viaggio sul mare per 9 anni. Offrì le specialità tipiche come omaggio al vice-ufficiale Ma Tang dell’Ufficio di Artigianato dei Ming a Tianjin. Il paese aveva la propria musica, lo strumento è alto 3 piedi[3], è lungo 5 piedi, si conserva in un contenitore di legno. Ha settantadue corde, fatte di oro e argento o fusione di ferro. Ogni corda è collegata in fondo a un tasto disposto all’esterno, si suona premendolo.

Per i cinesi non era solo uno strumento musicale, ma anche la chiave per aprire la porta della musica europea. Il motivo per cui fu scelto il clavicembalo invece dell’arpicordo o della spinetta, era principalmente dovuto al fatto che il primo non soltanto era più economico, più piccolo e più portatile, ma era anche uno strumento spesso utilizzato nelle chiese europee dell’epoca.[4]

Come primo missionario occidentale a introdurre strumenti musicali occidentali in Cina, Matteo Ricci confrontò anche le forme musicali e la fabbricazione di strumenti dell’Occidente e della Cina, come è riportato in De Christiana expeditione apud Sinas:

(In Cina) gli strumenti musicali sono molto comuni e ne esistono di molti tipi, ma i cinesi non sanno suonare l’organo e il clavicordo, e non hanno strumenti a tastiera. In molti dei loro strumenti a corda, le corde sono attorcigliate con filo di cotone e sembrano non avere idea del fatto che gli intestini degli animali possono essere usati come corde. Suonavano i loro strumenti in concerto più o meno come facciamo noi. L’arte della musica cinese sembra risiedere solo nel produrre un ritmo monotono, perché non avrebbero idea che note diverse possono essere combinate per fornire variazioni e armonia. Eppure loro stessi si vantano della loro musica, ma per gli stranieri non è altro che una cacofonia. Sebbene in realtà affermino di non essere secondi a nessuno nel campo della riproduzione armoniosa della musica, esprimono la loro ammirazione per la musica dell’organo e per tutti gli strumenti che hanno ascoltato da noi finora. Forse quando sentiranno i nostri pezzi vocali e orchestrali li commenteranno allo stesso modo.[5]

La musica occidentale era già stata introdotta in Cina quando i missionari si erano fatti un nome nella diffusione della loro religione. Dalla prima importazione del clavicembalo e dell’organo alla fase successiva di altri strumenti come flauto e violino, cominciavano già a prendere forma i primi modelli di piccole orchestre che potevano accompagnare le opere, gettando così le basi e aprendo la strada alla possibilità di diffondere le prime opere occidentali.

Per quanto riguarda la prima opera occidentale eseguita in Cina, ci sono testimonianze come la seguente:

Chun-zen Huang, uno studioso che ora lavora all’Università Normale di Taiwan, nella sua tesi di dottorato Travelling Opera Troupes in Shanghai:1842-1949[6] presso l’Università Cattolica degli Stati Uniti nel 1997, riporta, al termine dell’opera La buona figliuola nel New Grove Opera Dictionary (edizione 1992), che la prima opera occidentale ad essere introdotta in Cina, sia stata La buona figliuola del compositore italiano Niccolò Piccinni (1728-1800), che fu eseguita alla corte imperiale dai missionari gesuiti nel 1778. Huang ha dedotto che il pittore di corte, il missionario italiano Giuseppe Castiglione (1668-1766, noto in Cina con il nome cinese Lang Shining), avrebbe progettato il giardino di Changchun per l’Imperatore Qianlong, e grazie al suo maggiore contatto con l’Imperatore potrebbe aver introdotto quest’opera a corte.

Ma questa supposizione è difficile da sostenere, poiché Castiglione era morto nel 1766, ed essendo già passati dodici anni nel 1778, non avrebbe potuto introdurre l’opera al palazzo imperiale. 

Inoltre, il primo cinese a registrare quell’opera fu lo storico Fang Hao (detto anche Jieren, nato a Hangzhou, provincia di Zhejiang, 1910-1980). Nel suo libro Storia della Comunicazione sino-occidentale, scrive nel capitolo 8 Musica del volume Storia dello scambio culturale sino-occidentale delle dinastie Ming e Qing:

Alcuni gesuiti italiani fecero rappresentare una famosa opera buffa (Cecchina, ossia La buona figliuola) e fu molto apprezzata dall’Imperatore Gaozong che ordinò in seguito a un’orchestra di eseguirla. Era stato costruito anche un cortile a forma di palcoscenico, e si rappresentarono le scene dell’opera in modo che la si potesse ascoltare e vedere allo stesso tempo. La Cecchina, scritta da Niccolò Piccinni e popolare a Roma nel 1760, si diffuse in tutta Europa in pochi mesi.[7]

Il secondo a scrivere su questo argomento fu lo storico Shen Fuwei. Nella Storia degli scambi culturali tra la Cina e l’Occidente spiega: 

(…) alcuni gesuiti italiani avevano ricevuto l’approvazione di Hongli per organizzare un’orchestra e far eseguire l’opera buffa Cecchina di Piccinni, che era popolare a Roma e in tutta Europa nel 1760. 

Il testo sembra essere una ri-narrazione del lavoro di Fang Hao, e non viene neanche fornita alcuna fonte[8].

Il terzo fu lo storico Xiong Yuezhi, che scrisse nel libro La diffusione della cultura occidentale in oriente e la società della tarda dinastia Qing, che spiega:

(…) Durante il periodo Qianlong, un’orchestra composta da missionari eseguiva opere occidentali a corte.[9]

Un quarto, il noto storico della musica Liao Fushu, esplorò ulteriormente questo fatto nel suo articolo Gli oggetti stranieri nella musica a corte dell’Imperatore Qianlong[10]. Questa opera è anche documentata nel libro Italia e Cina del noto sinologo italiano Giuliano Bertuccioli (1923-2001):

(…) Una sola eccezione sembra ci sia stata e anche questa volta per merito dei soliti gesuiti: un melodramma – non una commedia – di Goldoni sarebbe stato rappresentato nel palazzo imperiale di Pechino alla presenza dell’Imperatore Qianlong, il quale aveva mostrato interesse per la musica occidentale. Si tratta del “dramma giocoso per musica” La buona figliuola in tre atti, rappresentato per la prima volta a Parma nel 1757 con musica di E. Duni e che, a partire dal 1760, aveva conosciuto un trionfale successo a Roma nella nuova versione musicale di N. Piccinni e col titolo Cecchinala buona figliuola. Secondo quanto scrisse nel 1800 P.L. Ginguené in una sua biografia di N. Piccinni, il gesuita P.A. Amoretti (1739-1783), reduce dall’Estremo Oriente, in occasione di un suo passaggio per Genova nel 1778, dichiarò che i gesuiti italiani residenti a Pechino avevano fatto eseguire da giovani musicisti e cantanti cinesi la partitura musicale scritta da Piccinni per il melodramma di Goldoni. La rappresentazione era avvenuta alla presenza dell’imperatore, il quale ne era rimasto talmente entusiasta che aveva ordinato la costruzione di un teatro adatto per le esecuzioni del melodramma e aveva voluto che all’interno le pareti dell’edificio fossero affrescate con scene ispirate ad esso.[11]

Il compositore di Cecchina, Piccinni, è un personaggio importante nella storia dell’opera italiana, e, insieme a Guglielmi, Paisiello e Cimarosa, fondò la famosa scuola napoletana dell’opera; i quattro erano conosciuti come i più grandi musicisti di fine Settecento. Piccinni è considerato in Occidente come il più grande compositore d’opera del XVIII secolo. Oltre a Cecchina, il suo capolavoro, compose 140 opere nel corso della sua vita. Quest’opera, che era stata messa in scena per la prima volta a Roma il 6 febbraio 1760, venne rappresentata per molto tempo.

Uno dei motivi per cui questa opera è stata messa in scena alla corte imperiale fu forse perché si era dimostrata così popolare in Italia che era meno rischioso scegliere un’opera buffa come genere da rappresentare.

Quest’opera ha due nomi: i titoli CecchinaLa buona figliuola, derivano dai nomi dei personaggi e dal contenuto del libretto. Il fatto che il contenuto e la trama di quest’opera siano in certa misura in sintonia con il gusto estetico del pubblico cinese, è forse un’altra ragione per cui potrebbe essere stata rappresentata al palazzo imperiale. L’opera è composta da tre atti: nella vicenda rappresentata, l’amore è ostacolato nel corso della storia, ma si conclude con una ricongiungimento comico, il che si conforma in gran parte al gusto cinese del tempo ed era quindi relativamente facile da accettare.

La rappresentazione di Cecchina a corte è legata ai missionari occidentali, ma la sua forma e contenuto musicale non rientrano più nell’ambito religioso e coinvolgono un importante genere di musica europea dell’epoca – l’opera. Ciò mostra anche come proprio l’opera, uno dei generi più importanti della musica occidentale, sia entrata in Cina.

Niccolò Piccinni (1728-1800)

 Secondo la tesi sopracitata di Chun-zen Huang, la seconda opera introdotta in Cina dall’Occidente fu segnalata da Sir John Francis Davis (1795-1890), il secondo governatore di Hong Kong. In The Chinese: A General Description of the Empire of China and its Inhabitants, registrò la rappresentazione del 1833 di un’opera napoletana italiana a Macao:

Un gruppo di cantanti d’opera italiani di Napoli, composto da due signore e cinque signori, dopo aver esercitato la loro vocazione con successo nel Sud America, procedettero sulla loro strada attraverso il Pacifico verso ovest, verso Calcutta, come un campo proficuo. Le circostanze fecero sì che toccassero Macao, e lì incontrarono degli incentivi per rimanere sei mesi, fino a quando la stagione non avrebbe permesso loro di proseguire il viaggio; e avendo escogitato un teatro temporaneo, eseguirono la maggior parte delle opere di Rossini con grande successo. I cinesi furono sorpresi di trovare quello che, nel gergo di Canton, è chiamato un Sing-song, eretto dagli stranieri sulle rive del celeste impero, e proprio in quella forma che più si avvicina alle loro esibizioni, un misto di canto e recitazione. Siccome la via più vicina a casa da Calcutta, per questi italiani, era il Capo di Buona Speranza, essi erano un esempio singolare dell’opera che compie un viaggio intorno al mondo.[12]

Nel 1704, a seguito di una “controversia dei riti”[13] tra l’Imperatore Kangxi e il Papa Clemente XI (1649-1721), Kangxi disse: “Non ci sarà bisogno che gli occidentali insegnino in Cina in futuro, è vietato.”[14] La proibizione fu seguita dagli Imperatori successori Yongzheng e Qianlong, che continuarono a far rispettare il divieto riguardo il mare e la religione. 

Dopodiché, ad eccezione di un numero molto piccolo di missionari che furono mantenuti nella corte imperiale, il resto fu trasferito a Macao o venne loro ordinato di tornare nel proprio paese, e le chiese furono chiuse o convertite ad altri usi, fermando così la diffusione delle idee religiose in Cina da parte dei missionari occidentali per più di cento anni.[15] Nel corso della predicazione, i missionari occidentali non solo diffondevano la propria cultura d’origine, ma agivano anche come un reparto avanzato dei paesi occidentali, spiando il governo per ottenere informazioni e interferendo negli affari interni della Cina.

A causa della proibizione riguardante il mare e la religione, l’introduzione della cultura occidentale fu bloccata e lo scambio culturale tra Oriente e Occidente rimase stagnante. In seguito, il compito di diffondere la religione e la cultura in Cina fu assunto dal nuovo clero cristiano, e l’area in cui poteva operare era ancora limitata al Guangdong e Macao. Con lo scoppio delle Guerre dell’Oppio, non furono solo i passi sanguinosi dei colonizzatori a venire con gli occidentali, ma anche la loro cultura. L’Occidente ha portato il capitalismo in Cina, e l’opera è stata portata ancora una volta con esso, mentre i cinesi la stavano già osservando con una visione matura.

Dopo le Guerre dell’Oppio, la Cina fu costretta ad aprire cinque porti al commercio – Guangzhou, Fuzhou, Xiamen, Ningbo e Shanghai – in conformità al Trattato di Nanchino, e la sua forma sociale scivolò completamente da una dinastia feudale a un abisso semi-coloniale. Con l’apertura forzata dei porti, l’introduzione dell’arte occidentale non prese più la religione come principale vettore, né i missionari erano i principali divulgatori. Con l’aumento degli occidentali in entrata nei porti, l’opera come forma d’arte fu anche diffusa man mano in Cina attraverso vari canali e mezzi, tra i quali i giradischi e le stazioni radio: nate durante la rivoluzione industriale occidentale, queste forme di comunicazione hanno avuto un ruolo fondamentale nell’alimentare la fiamma di questo cambiamento.


[1]Zhou Hong, I contributi di Matteo Ricci e Diego de Pantoja alla diffusione della musica occidentale all’Oriente [J]. Keji Shijie, 2013(10): 120

[2]Nel 1600 del calendario solare.

[3]L’unità di lunghezza piede (chi,in cinese) della dinastia Ming è equivalente a circa 31.1 cm. 

[4]Lin Jinshui, Matteo Ricci e Pechino[M], Beijing: China Social Sciences Press, 1996: 89

[5]Matteo Ricci, Nicolas Trigault, De Christiana expeditione apud Sinas[M], tradotto da He Gaoji, Wang Zunzhong, Li Shen. Beijing: Casa Editrice Zhonghua Shuju, 2010: 360-361

[6]Chun-zen Huang (黄均人), Travelling Opera Troupes in Shanghai:1842-1949[D].The Catholic University of America,1997

[7]Fang Hao, Storia della Comunicazione sino-occidentale[M].Changsha:Casa Editrice Hunan Yuelu, 1987: 886

[8]Shen Fuwei,Nella Storia degli scambi culturali tra la Cina e l’Occidente[M].Shanghai: Casa Editrice Shanghai Renmin, 2006: 438

[9]Xiong Yuezhi, La diffusione della cultura occidentale in oriente e la società della tarda dinastia Qing[M].  Beijing:Casa Editrice di Università Popolare Cinese, 2011: 55

[10]Liao Xushu,Gli oggetti stranieri nella musica a corte dell’imperatore Qianlong[J].Studi sulla Musica, 1990(01): 49-50

[11]Giuliano Bertuccioli, Federico Masini, Italia e Cina[M]Roma: L’Asino d’oro edizioni,2014:144-145

[12]John Francis Davis, The Chinese: A General Description of the Empire of China and Its Inhabitants[M]. New York: Harper & Brothers, 1836; Wilmington, Delaware: Scholarly Resources Inc., 1972), vol. 2: 175.

[13]Durante il XVII e il XVIII secolo si tenne una disputa tra l’Imperatore Kangxi e il Papa Clemente XI sull’onorare gli antenati della famiglia e altri riti formali confuciani e imperiali cinesi.

[14]The Palace Museum, Documenti sui rapporti tra Kangxi e le legazioni romane (in facsimile), vol. 11. 

[15]Man Xining, La nascita dell’opera cinese[D]Xiamen: Università di Xiamen, 2006: 36.


 

 

 

 

 

 

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