Italia Viva e Renzi hanno deciso (per tutti) il futuro del governo Conte. Pensando al suo.

Data: gennaio 14, 2021

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di Stefano Fabbri – 

Dunque il dado è tratto e le dimissioni della delegazione di Italia Viva
al governo è stata formalizzata, annunciata a mezzo conferenza stampa
dallo stesso Matteo Renzi.
Le prospettive e le possibilità sono legate ora non solo
alle volontà politiche ma anche al labirinto delle regole istituzionali: dimissioni del gabinetto Conte con conseguenti consultazioni ed incarico (o reincarico)? Prosecuzione del Conte bis nella cui maggioranza possono registrarsi nuovi ingressi? E’ presto per dirlo.
Ma ciò che resta è il gesto di Matteo Renzi e, soprattutto, gli interrogativi
su cosa realmente abbia in testa il Rottamatore, quale percorsi e quali scenari stia prefigurando per un futuro che,
forse per la prima volta, potrebbe vederlo nell’angolo, sebbene la politica ci abbia abituato a resurrezioni inimmaginabili.

Matteo Renzi ospite a Porta a Porta
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 17-09-2019 Roma Politica Trasmissione tv “Porta a Porta” Nella foto Matteo Renzi

Il fatto che Renzi, forse per la prima volta, abbia valutato che il suo procedere a strappi potrebbe non premiarlo,
al contrario di quanto è accaduto nella sua prima e breve fase di protagonismo politico, lo si è capito dalla conferenza stampa
con cui ha dato, o ha pensato di dare, il benservito al governo che lui stesso aveva contribuito a creare nell’estate del 2019,
quando smise di mangiare popcorn e seguì una strada che, forse, avrebbe potuto battere qualche mese prima.
Per ora la parola è, sia consentito il bisticcio, al fiume di parole che i talk
ed i commentatori stanno spendendo sugli scenari possibili per il Paese.
L’unico che non è contemplato, ma ciò era prevedibile da settimane,
è quello del ricorso alle urne: una possibilità seria ma impraticabile
in una fase dominata da Mister Virus e soprattutto in considerazione
del fatto che le prossime elezioni, indipendentemente
da quando si svolgeranno, vedrebbero ben pochi
degli attuali parlamentari di nuovo sugli scranni,
sia per i sondaggi che indicano un quadro ben diverso
da quello del 2018, sia soprattutto per effetto della modifica costituzionale che riduce di quasi la metà gli eletti. Non si è mai visto un tacchino felice dell’invito al pranzo di Natale. Il tutto senza considerare che l’elezione del nuovo (o del vecchio?) Presidente della Repubblica incombe.

Il Presidente. della Repubblica Sergio Mattarella.
Il Presidente. della Repubblica Sergio Mattarella

Ed un conto è procedere alla scelta del nuovo inquilino del Quirinale
con questo Parlamento ed un altro è farlo con due camere nuove di zecca. Ma ciò che è interessante è tentare di immaginare,
oltre la narrazione retorica che ha riempito le motivazioni ufficiali, cosa ha spinto Renzi al passo estremo e cosa pensi di ottenere.
Di sicuro c’è il fatto che lo stesso ex sindaco di Firenze,
ex segretario del Pd, ex presidente del Consiglio sappia che questa è per lui la partita della vita. In questo caso non ci sono suggestioni così facilmente cancellabili come la promessa di farsi da parte in caso di sconfitta al referendum costituzionale. Il vero rischio è quello di passare agli archivi della storia politica come un Segni qualsiasi, o come un Di Pietro.
La già usurata sintonia con il Paese, una volta affamato di novità
e rinnovamento ed oggi ripiegato su di sé,
terrorizzato dalla situazione pandemica e refrattario a tutto ciò
che possa rallentare ciò che serve ad affrontarla, non gioca a vantaggio di Renzi e delle sue scelte. E allora perché lo ha fatto?
La risposta è forse nella splendida vignetta di Giannelli
sulla prima pagina del Corriere della Sera di pochi giorni fa: Conte,
con ai piedi mucchi di banconote e molte canne di fucile puntate addosso
pensa che “se non avessi portato tutti questi soldi dalla Ue, forse ora governerei tranquillamente…”. Non c’è dubbio: la gestione degli oltre 200 miliardi del Recovery Fund sono un buon motivo.
E se al graffiante tratto di matita di Giannelli si unisce il risultato
di uno dei sondaggi condotti da Nando Pagnoncelli che rivela che
per il 73% degli intervistati all’origine della scelta di Renzi
ci sarebbero interessi personali o del suo partito, il quadro del comune sentimento degli italiani è pressoché completo. 
Del resto una pur rapida analisi dei tre “gruppi” di motivazioni addotte
dal senatore di Scandicci nella sua conferenza stampa a fianco delle silenti ministre dimissionarie (o rottamate anch’esse?) non lasciano spazio a molte altre ipotesi. Nel primo gruppo di motivazioni, definite “di metodo”,
Renzi ha indicato una serie di comportamenti di Conte,
lasciando trasparire un’idiosincrasia antropologica nei confronti
del capo del governo: tra questi la mancanza di convocazione di riunioni
di pre consiglio dei ministri (lui che aveva chiuso la Sala Verde
di Palazzo Chigi dedicata alle consultazioni), di procedere
per decreti (pratica di cui Renzi stesso è stato un campione),
di essere stato tiepido nelle critiche all’assalto dei templi
della democrazia Usa ispirato da Trump (dimenticando di essere stato un ammiratore sfegatato di quel Blair che, con le invenzioni sulle armi di distruzione di massa, ha innescato
il conflitto in Iraq, cioè la cosa più simile all’ultima guerra mondiale),
addirittura, sfidando il senso del ridicolo, di vivere la politica come fosse
un mix di reality e di social network, con buona pace delle Leopolde
solo plaudenti allestite in una specie di set tv e degli apparati
di consenso via web messi in opera fin dalla sua esperienza di sindaco di Firenze. In pratica mancava solo l’attacco al premier per l’ostentato uso della pochette. Nel secondo gruppo Renzi ha indicato una serie di titoli difficili da suscitare dissenso: lavoro per i giovani, investimenti, opere pubbliche, etc.
Ma anche una serie di suggerimenti che, fatti da Italia Viva,
sono stati accettati da Conte e dal governo ed inseriti nella nuova stesura del Recovery Plan. Uno su tutti l’aumento da 9 a 19 miliardi dei fondi a disposizione della sanità. Un risultato positivo, anzi un successo basato
su considerazioni ragionevoli e condivisibili che Renzi
avrebbe potuto tranquillamente rivendicare come proprio merito e sulla cui base, forse, avrebbe potuto schiodare Italia Viva dal 3% scarso che
i sondaggi unanimemente le assegnano. Infine il terzo gruppo
di motivazioni, che poi in realtà si riassume in un acronimo brevissimo: Mes, il cui uso, o il cui rifiuto, è più una questione ideologica
che una scelta da affrontare in base elle esigenze concrete del Paese.
Piccolo problema: sull’uso del Mes non c’è maggioranza. La contrarietà e, d’altro canto, il favore al suo utilizzo sono assolutamente trasversali tra maggioranza e opposizione. E comunque i consensi, anche cambiando in modo radicale le geometrie politiche attuali, non sarebbero sufficienti ad approvarlo. Giusto o sbagliato che sia. Ora per Renzi si apre dunque un ventaglio di scenari che è difficile lui stesso non abbia valutato.
La prima possibilità è che, effettivamente – tranne l’ipotesi di un gruppo
di “responsabili” che possa sostituire i voti renziani
– non vi siano altre strade che far coincidere la maggioranza
per un nuovo governo con quella garantita dalle forze che hanno sostenuto il Conte bis, quindi Italia Viva compresa.
Che in questo caso potrebbe chiedere, ed ottenere,
un diverso presidente del Consiglio che sazi
la malcelata ed irresistibile voglia di Renzi
di far fuori l’Avvocato e, magari, un numero maggiore di ministri oppure ministeri più importanti di quelli affidati a Teresa Bellanova e Elena Bonetti. Sicuramente un’ipotesi soddisfacente ma che smentirebbe
in modo pesante, più di quanto accaduto nel caso della promessa
di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum costituzionale,
il rifiuto affermato solennemente da Renzi di aver imbastito tale pandemonio per avere qualche poltrona in più.

Il Presidente Mattarella nel giorno del giuramento del Governo Conte II
Il Presidente Mattarella nel giorno del giuramento del Governo Conte II

Nel caso in cui, invece, la maggioranza Pd, M5s, Leu trovasse
altri consensi in Senato, per Renzi si aprirebbe l’ipotesi,
alla quale si è sempre dichiarato pronto, di un’opposizione da cui tentare di costruire la sfida per le prossime elezioni. In un quadro nel quale,
magari una volta archiviata la fase più critica
della pandemia Covid, potrebbero emergere nel Paese
forti movimenti critici nei confronti del governo basati soprattutto sulla desertica e drammatica situazione economica che il virus lascerà dietro di sé. Movimenti dei quali Italia Viva potrebbe prendere la guida, contendendola al centrodestra. Ma è una strada accidentata. E soprattutto lunga. Forse troppo perché qualcuno si ricordi che c’era una volta un rottamatore…

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