Il vino? Solo la metà di un’emozione

Data: febbraio 1, 2021

In: DEL BERE & MANGIARE,

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di Claudio Ceschin

Siamo attorno agli anni Sessanta ed io, allora sedicenne, avevo uno zio, che mi voleva spesso con lui quando andava a mangiare dei tartufi di mare in una bancherella all’interno della pescheria centrale, dove li servivano con un spicchio di limone. Da lui ho imparato a degustarli, a berne l’acqua ed ad assaporare la dolcezza della carne.

Alla fine lo zio imboccava diretto la porta di una trattoria che si trovava di fronte alla pescheria, per bilanciare il gusto in bocca- diceva lui- con un bicchiere di vino bianco. E non si faceva scrupoli di farlo bere anche a me, nonostante l’ora e l’età. Una sensazione di benessere, di pulizia delle papille e subito dopo un leggero turbamento dall’alcool.

Mi rimane impressa l’emozione e la gioia, mai più dimenticata neanche dopo più di mezzo secolo. Com’era il vino? Buono, bianco? Profumi? Non so, retrogusto?Corposo? Sapido? Ma che produttore, quanti gradi? Boh. Era buono, fresco e giusto al momento giusto. Quante volte capita di portarci dentro di noi la piacevolezza di una cena al ristorante o tra amici, e allora proviamo a farci le stesse domande e scopriremo che tutto il castello di nozioni tecniche ed i costi, alle volte davvero impegnativi, rappresentano dei valori solo per gli addetti ai lavori.

Certo, per godere appieno dell’accoppiata cibo/vino serve un po’ di attenzione e di preparazione, ma son cose che in due ore di lettura ti rispondi a quasi tutte le necessità. Chi invece da questo livello emozionale vuole salire gradini qualitativamente più alti, sappia che la vetta non è vicina e che a decidere la fermata sarà sempre una questione di denaro. Come sempre.

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