Quando Oscar Wilde faceva l’influencer

Che Oscar Wilde offrisse molta carne al fuoco dei pettegolezzi, scandalizzando i benpensanti dell’epoca vittoriana, è risaputo. Basti pensare alla sua omosessualità considerata all’epoca, crimine infamante, ma anche alla sua eleganza eccentrica e raffinata, ai suoi eccessi e alle sue trovate. Come quella di sposare l’ereditiera dublinese Constance Lloyd, giusto perché era affascinato dal calibro culturale della giovane donna, capace declamare Dante in italiano

Giulia Caruso

Quello che molti non sanno invece è come il grande scrittore,
poeta e drammaturgo irlandese sia stato capace di gestire la sua immagine pubblica con criteri che niente  hanno da invidiare alle celebrities della nostra epoca. Ne è un esempio il tour che lo vide protagonista di clamorosi reading in varie città degli Usa. Un tour le cui memorabilia,
oggi sono custodite insieme a manoscritti e foto rare nella Biblioteca
del Trinity College di Dublino che lo ebbe come brillante studente di latino e greco.

Si tratta di materiale proveniente dalla collezione privata di Julia Rosenthal, una signora che amava Wilde con l’ardore di una fan,
acquisito dal Trinity College nel 2011
Tra i pezzi più suggestivi, una serie di  cartoline pubblicitarie colorate, 
foto e manifestini del  Lecturer Tour che nel gennaio 1882 lo vide sbarcare a New York .  Organizzato dal furbo impresario teatrale Richard Dovly Carter, alla fine naufragò tra debiti e litigi e si concluse il precipitoso ritorno di Wilde in patria.

“Oscar Wilde, più di ogni altra personalità  del suo tempo, era un maestro  nell’arte di promuovere se stesso, e come  fanno oggi i Kardashians,
amava mettersi in mostra – dice la professoressa Keeva  Ní Ghormáin
del Trinity college – “In America, la  sua immagine  fu usata per pubblicizzare di tutto, dalla crema viso ai sigari».

Nella collezione troviamo tra le altre rarità, una sua caricatura con la didascalia “Colpiscimi con un girasole”
In una cartolina che propone addirittura una crema per il seno, appare
un Wilde a dipinto a tinte molto “glamour”, sembra che abbia il rossetto, insieme a una signora che ha ovviamente fatto un uso abbondante
del Beautifier di Madame Fontaine, il prodotto pubblicizzato

 Ma non ci sono solo frivolezze nella collezione del prestigioso ateneo dublinese. Molte sono le lettere private che appartengono al periodo più drammatico  della vita di Wilde. Come quella vergata su un piccolo foglio d’argento, da una sua amica e benefattrice, Ada Leverson, donata a  Wilde il giorno in cui fu rilasciato dal carcere di  Reading, in cui era stato rinchiuso nel 1897, per il reato di omosessualità.  Vi è inciso: «A Sebastian Melmoth dalla Sfinge». Sebastian Melmoth era lo pseudonimo che  lo scrittore aveva adottato in carcere, Sphinx era il nomignolo con cui chiamava la signora Leverson che lo aveva generosamente sostenuto nei momenti di miseria.  Ma il documento forse più toccante, è una lettera indirizzata alla scrittrice Eliza Stannard, sempre all’indomani della sua uscita dal carcere. Calligrafia incerta probalmente a causa della mano tremolante di un momento di crisi, ma che rivela un Wilde dolorosamente umano.

“Cara signora Stannard – scrive –, ho attraversato ore terribili  di angoscia e disperazione. Ora sono consapevole  di aver condotto una vita  frivola e indegna del figlio  di una donna come mia madre, la cui nobiltà d’ animo e  di intelletto hai sempre apprezzato. Io mi sono ritirato in un piccolo albergo in riva al mare. Ti prego di mantenere  il segreto assoluto sul luogo  dove spero di vivere in solitudine e in pace».

Immagini dalla mostra” From Decadence to Despair”(2017) con le rarità della collezione custodita nella Biblioteca del Trinity College

In alto: la statua di Oscar Wilde(1967) dello scultore Danny Osborne in Merrion Square a Dublino

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