A Liverpool sulle orme dei poeti ribelli

Data: marzo 11, 2021

In: TOP, COSTUME E SOCIETà,

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di Giulia Caruso-

Se San Francisco, ha avuto nelle libreria City Lights di Laurence Ferlinghetti, il cuore pulsante della cultura della beat generation degli anni 60, Liverpool ha una strada e un teatro da cui in quegli stessi anni prese vita una vera e propria rivolta poetica.

Era il 1967, l’anno di Sergent Pepper e della Summer of Love dopo che Liverpool era diventata il «centro dell’universo», come diceva Allen Ginsberg.

Hope Street è la classica strada inglese. Eleganti edifici vittoriani, una cattedrale anglicana, ristoranti e pub, niente di speciale, anzi. Sembra lontana anni luce da Matthew Street, la strada del Cavern Club, dove ondate di turisti ogni anno vanno a toccare con mano il palco da cui i Quattro Scarafaggi partirono alla conquista del mondo. Eppure un filo invisibile le collega

Il filo parte dall’Everyman Theatre, dove nei primi anni 60, un trio di poeti, Adrian Henri, Roger McGough e Brian Patten, leggeva i propri versi, con brani di free jazz come colonna sonora . Uno dei tanti reading che si svolgevano a Liverpool sull’onda della cultura della beat generation americana. E come i Beatles rivoluzionarono il panorama musicale, anche i tre furono protagonisti di un movimento poetico destinato a sconvolgere l’establishment culturale britannico

Il Cavern negli anni 60

In quegli stessi giorni, un manager della casa editrice Penguin Books si avventurava per i pub di Liverpool come un qualsiasi talent scout discografico in cerca di voci nuove. Andò a finire come in ogni leggenda pop che si rispetti. Henry, McGough e Patten che si muovevano tra teatri off e club (si esibirono anche al Cavern) furono immediatamente notati e i loro versi furono pubblicati in un’antologia, The Mersey Sound, destinata a vendere mezzo milione di copie.

I poeti ribelli di Liverpool si ispiravano ai temi tipici della cultura hippy americana con l’approccio tipico dei giovani della working class dell’epoca.


Non solo Peace & love ma anche frammenti di vita urbana, voci e suoni dalla metropoli industriale. Ne è un esempio My busconductor di Roger Mc Gough:

«My busconductor tells me/he only has one kidney… and that may soon go on strike…His thin lips have no quips for fat factorygirls/ and he ignores the drunk who snores and the oldman who talks to himself»
«l’autista del mio autobus dice che ha un rene solo e che presto potrebbe scioperare… le sue labbra sottili non lanciano battute alle giovani, grasse, operaie. Ignora l’ubriaco che russa e il vecchio che parla da solo…»

Un inno a Liverpool

Nel 2017 in occasione del 50 esimo anniversario la Penguin books ha pubblicato l’antologia nella versione originaria mentre la BBC ha prodotto il film, Sex Chips & poetry- 50 years of Mersey Sound. Oggi, Brian Patten che insieme a Roger Mc Gough è uno dei due sopravvissuti del trio, oggi ha 75 anni e ricorda quando appena sedicenne, partecipò a un reading dal titolo Death of A Bird in the City, un titolo che la dice lunga sulla natura della loro poesia, la morte di un uccello, evento che valeva la pena di immortalare in versi. Una poesia dura e scarna ma ricca di colori e immagini, capace di lasciare il segno. Un inno a Liverpool, autentico calderone di talenti.


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